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La nuova finanziaria [Archivio] – Pagina 7


La linea di Padoa Schioppa: più attenzione per il Nord
“La manovra dà alle imprese un terzo dei fondi per lo sviluppo le riforme”
“Via la riforma del cuneo se continua il muro sul Tfr”
“Non condivido le critiche sull’assenza di interventi strutturali
Era necessario risanare il bilancio. Poi toccherà alla riforma delle pensioni”

di MASSIMO GIANNINI
ROMA – “Sa cosa penso? Gli industriali hanno fatto una grossa sciocchezza. Hanno commesso un grave errore tattico, oltre che strategico. Invece di “incassare” e di portare a casa i grandi benefici che ottengono, hanno accreditato l’idea che questa Finanziaria sia contro l’impresa, e che il governo l’abbia scritta a quattro mani con Guglielmo Epifani. Mi spieghi lei come si fa a dire una cosa del genere, quando abbiamo addirittura aumentato i contributi a carico dei lavoratori dipendenti, mentre un terzo delle risorse complessive è destinato proprio al settore delle imprese?”.

Tommaso Padoa-Schioppa, appena rientrato nel suo ufficio di Via XX Settembre, è reduce da un confronto difficile. Al culmine delle polemiche sulla manovra, il ministro dell’Economia ha partecipato al direttivo della Confindustria.

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Una mossa mediaticamente sorprendente, e anche politicamente coraggiosa. Sfidare quello che De Gasperi chiamava il “quarto partito”, nel momento in cui proprio i “produttori” guidano il dissenso contro la Finanziaria. Ma più che sfidare, il “custode dei numeri” del centrosinistra vuole convincere. Ieri è andato a Viale dell’Astronomia, venerdì andrà a Milano al direttivo dell’Assolombarda, e vedrà a pranzo Formigoni, la Moratti e Penati.

Dopo le infuocate polemiche di questi giorni, è l’avvio di una “strategia dell’attenzione”, verso le imprese e verso il Nord. A dispetto delle voci maligne che lo vorrebbero depresso per il “fuoco amico” che subisce, demotivato per le troppe critiche che riceve, e sempre sul punto di dimettersi dall’incarico che ricopre, Padoa-Schioppa sfodera una grande tranquillità e una solida sicurezza.

“Certo, le critiche le sento e le leggo. Ma mi creda, pian piano le polveri si stanno depositando, e il profilo vero di questa Finanziaria sta venendo a galla. Ed è un profilo che mi soddisfa, perché abbiamo fatto una manovra seria ed equilibrata, tanto in senso economico quanto in senso sociale”. Di fronte alle contestazioni di Montezemolo e degli industriali il ministro non si lascia intimidire.

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“Al direttivo – chiarisce – ho detto chiaro quello che penso. È ora che le imprese diano un giudizio un po’ più equilibrato su quello che la Finanziaria fa a beneficio delle imprese e su quello che fa per il bene del Paese. Capisco l’interesse particolare, ma dagli industriali, che sono attori socialmente responsabili, io mi devo aspettare un respiro diverso, che sappia tener conto dell’interesse generale. Loro, che giustamente hanno sempre sottolineato l’esigenza della stabilità finanziaria, oggi devono dire innanzitutto se il risanamento dei conti si doveva fare o no. Devono dire chiaramente se questa manovra ci rimette o no in linea con gli impegni che abbiamo assunto in Europa. Quando un’organizzazione importante come la Confindustria esprime un giudizio su una legge complessa come la Finanziaria, io mi aspetto questa capacità di discernimento, politico e analitico…”.

Questa capacità si riassume nella metafora della matrioska: “C’è un sistema di bambole russe – spiega – dove la più grande, cioè l’interesse generale, deve stare necessariamente fuori e contenere la più piccola, cioè l’interesse particolare…”.

Il ministro snocciola con puntiglio i benefici che la manovra offre alle imprese: “Tra riduzione del cuneo fiscale, credito d’imposta e fondi per la ricerca, la Finanziaria dirotta sulle aziende un terzo delle risorse destinate allo sviluppo. Non era mai accaduto in passato. Per questo non capisco la reazione degli industriali. E gliel’ho detto apertamente: mi rammarica molto il fatto che il 95% della comunicazione tra governo e impresa sulla Finanziaria si sia concentrato tutto sul problema del trasferimento del Tfr all’Inps. Una palese forzatura, che ha creato gravi distorsioni al dibattito”.

Uno “scippo”, l’ha definito la Confindustria. “Ma quale scippo?”, ribatte stupito Padoa-Schioppa. “L’ho rispiegato un’altra volta agli industriali: la norma sul passaggio del 50% del Tfr inoptato al fondo gestito dall’Inps riguarda solo il flusso, e ho sottolineato più volte la parola flusso, e non lo stock. Le imprese non subiranno aggravi di costo, ma semmai otterranno vantaggi. Per le più grandi, a fronte dei maggiori tassi pagati sui prestiti bancari rispetto alla remunerazione del Tfr, lo Stato rimborserà differenziali superiori, e per le più piccole siamo pronti ad esaminare gli eventuali problemi di liquidità insieme al sistema bancario che già si è detto disponibile. Dunque, dov’è lo scandalo?”.

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Irritato da questa “campagna mediatica che distorce la realtà”, il ministro rilancia l’altolà alla Confindustria: “Lo dico chiaro, come ho già fatto a Serravalle Pistoiese e a Capri, e senza che le mie parole suonino come terroristiche o ricattatorie. Se gli imprenditori sono davvero convinti che i benefici della riduzione del cuneo fiscale siano azzerati completamente dall’intervento sul Tfr, e se intendono continuare a portare avanti questa tesi del tutto priva di fondamento, sappiano che noi siamo pronti a revocare entrambi i provvedimenti: sia il cuneo, sia il Tfr. Se è questo che vogliono, siamo pronti. Ma il mio consiglio è: ci pensino bene. Facciano bene i loro calcoli, e mettano al lavoro il loro ufficio studi. E forse alla fine capiranno di aver preso un abbaglio…”.

Non è una “minaccia”, “anche perché ho anche spiegato che siamo pronti a recepire suggerimenti costruttivi, ovviamente a condizioni che non alterino i saldi finali”. Ma è “un avviso”, questo sì. “Gli industriali – dice Padoa-Schioppa – mi hanno ascoltato, con attenzione e cortesia. Ma spero soprattutto che, questa volta, mi abbiano capito, e che agiscano di conseguenza, dimostrando senso di responsabilità. Perché questa manovra guarda davvero al futuro del Paese”.

Su questo punto, il responsabile del Tesoro si sente rafforzato anche del via libera della Commissione Europea. “Quello di Bruxelles – sostiene – è stato un passaggio importante. Prima dell’approvazione della manovra non ho voluto anticipare nulla ad Almunia, proprio per fugare sospetti di influenza impropria da parte del governo. Per questo mi è giunto ancora più gradito il giudizio che il commissario ha formulato sulla Finanziaria e sul Tfr, ancora prima che io arrivassi in Lussemburgo”.

Ma il buon esito dell’esame europeo non cancella i punti critici della manovra, e meno che mai i rischi di rottura dei fragili equilibri interni alla maggioranza. Anche su questo Padoa-Schioppa è ottimista. “Da giugno ripeto che il “trittico” sul quale si regge la manovra è: efficienza, stabilità, equità. La Finanziaria è costruita su ciascuno di questi tre pilastri, e non a caso tiene insieme l’intero arco della coalizione, che va da Mastella a Rifondazione. Resto convinto che l’impianto tiene, dal punto di vista economico e politico”. Eppure, per usare la formula felice inventata da Zygmunt Bauman, permane l’impressione di una “politica liquida”. Che attraverso i suoi atti, e la Legge Finanziaria ne è il principale, non sa far presa sul Paese, né trasmettere quello che Ciampi definisce “il senso di una vera missione”.

Padoa-Schioppa è amico da una vita dell’ex capo dello Stato. Condivide lo spirito delle sue parole. Ma anche su questo ha qualche osservazione da fare: “Capisco il problema della “missione”. È evidente che dobbiamo passare dal decennio della stabilità e della lotta all’inflazione a quello della crescita e del rilancio della produttività. Ma da parte mia voglio ribadire alcuni leit-motiv che mi sono cari. Primo: questo Paese deve smettere di giocare di rimessa, e deve ritrovare una sua “ambizione nazionale”. Secondo: l’Italia deve ambire all’eccellenza, perché ha i numeri e le qualità per farlo. Terzo: dobbiamo tornare a scommettere sui giovani, e in questa chiave è impostato anche l’impegno a riformare le pensioni, questione che riguarda proprio la vita futura dei giovani, molto più che la vita attuale degli anziani. Di tutto questo, se si legge bene il testo, c’è traccia qua e là nella Finanziaria…”.

Eppure, proprio questo sembra invece il punto debole della manovra: ci sono troppe tasse, e mancano le riforme strutturali sui quattro grandi capitoli del settore pubblico che lo stesso Padoa-Schioppa aveva indicato tra le priorità nel Dpef di luglio. Il ministro dissente: “Mi dispiace, ma considero queste critiche non supportate dai fatti. Intanto, noi facciamo una manovra severa per liberarci una volta per tutte dall’incubo del risanamento di bilancio. Dopo di che, fin dal prossimo anno, il nostro obiettivo è abbattere sensibilmente la pressione fiscale, e dirottare il maggior gettito che arriva dal recupero dell’evasione sulla riduzione delle aliquote. E poi si rilegga l’intero articolato della manovra, e guardi alle novità che riguardano i ministeri, dalla Difesa alla Pubblica Istruzione al Tesoro. Sfido lei, e sfido chiunque altro, a trovare un governo che negli ultimi vent’anni abbia fatto più di quello che abbiamo fatto noi…”.

Orgoglio a parte, l’ennesimo “tecnico” prestato alla politica non si nasconde dietro un dito. È il primo a riconoscere i limiti di un governo di coalizione in cui esistono “due partiti comunisti”. Ma è anche il primo a sapere che, nei prossimi mesi, servirà una spinta riformatrice più forte e più visibile: “Dopo la Finanziaria è chiaro che le grandi riforme, a partire da quella sulla previdenza, sono al primo punto dell’agenda di governo. E sono irrinunciabili, se vogliamo davvero che questo Paese esca dal declino, e impari finalmente a saper correre con la testa, e non più solo a tentare disperate rincorse con il cuore. Ma ci vuole pazienza. I problemi sono complessi. Questo lo sa benissimo proprio Ciampi: quanto tempo ci mise il mio amico Carlo Azeglio, nel 1996, a convincere l’Italia a seguirlo nell’avventura di Maastricht?”.

Un po’ di tempo. Questo, oggi, chiede il superministro a chi pretende “tutto e subito”. In questi primi mesi nel governo non tutto è filato liscio. Nel merito, ma anche nel metodo. “È vero – ammette – dobbiamo migliorare, anche nella nostra capacità di comunicare. Ma stiamo attenti a distinguere la forma dalla sostanza. Lo ripeto anche agli imprenditori, ricordando il quinquennio del governo Berlusconi: criticate pure chi comunica male, ma diffidate sempre di chi comunica troppo bene”.

(12 ottobre 2006)

Source

“https://hwupgrade.it/forum/archive/index.php//t-1294722-p-7.html”
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