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Il caso affrontato dalla Corte d’appello di Milano, nella sentenza n. 586/2021, trae origine dalla concessione, da parte di una srl (la Alfa srl), a taluni propri soci, di un’opzione di vendita delle quote di cui questi erano titolari in altra srl (la Beta srl) controllata (al 65%) dalla Alfa srl, a un importo che già incorporava un sovrapprezzo. In particolare, al tempo della concessione dell’opzione, da esercitarsi tra gennaio 2013 e marzo 2014, il valore delle quote era pari a 889.866 euro, mentre il prezzo pattuito era di 1.225.800 euro. I soci – nel corso dell’intervallo temporale contemplato – esercitavano senza successo l’opzione di vendita. Nella conseguente controversia Alfa srl chiedeva il rigetto della domanda dei soci sostenendo, in via principale, l’intervenuta risoluzione del contratto per eccessiva onerosità sopravvenuta, ai sensi dell’art. 1467 c.c., e, in via subordinata, la riduzione del prezzo della compravendita in ragione del fatto che l’unico bene di proprietà della Beta srl era stato sequestrato in un procedimento penale per una serie di reati e, quindi, era stato sottratto alla società e non aveva prodotto alcun ricavo. In pendenza di causa, nel bilancio di Alfa srl al 31 dicembre 2015 la partecipazione in Beta srl veniva svalutata, mentre non veniva appostato alcun accantonamento per il rischio derivante dall’eventuale soccombenza di Alfa srl nella controversia. In Nota integrativa, peraltro, si ricapitolava la vicenda, precisandosi come si confidasse nell’accoglimento della tesi dell’eccessiva onerosità sopravvenuta, fatta valere in via principale, e come, in ogni caso, l’accertamento del corrispettivo previsto nell’opzione per l’acquisto delle quote avrebbe dovuto essere adeguatamente ridotto. I medesimi soci che avevano esercitato l’opzione di vendita impugnavano la delibera di approvazione del bilancio, ritenendo lo stesso privo dei requisiti di correttezza, veridicità e chiarezza. Il Tribunale investito della questione relativa al diritto di opzione, nel corso del 2018, rigettava la tesi della risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta, ma accoglieva la richiesta di una riduzione dell’importo che Alfa srl avrebbe dovuto corrispondere ai soci da 1.225.800 euro a 1.013.400 euro. La controversia pertinente al bilancio al 31 dicembre 2015 di Alfa srl, invece, si chiudeva in primo grado, nel 2019, con la dichiarazione di nullità dello stesso. Decisione alla quale si opponeva la Alfa srl. La Corte d’Appello di Milano accoglie i rilievi formulati dalla Alfa srl. I giudici di secondo grado, sulla base di una valutazione ex ante (senza cioè tener conto degli esiti cui era pervenuta la controversia sull’esercizio del diritto di opzione), osservano, in primo luogo, come, nel caso di soccombenza nella causa relativa, nel bilancio di Alfa srl si sarebbe comunque concretizzata una minusvalenza; ma tale minusvalenza avrebbe potuto anche avere un’incidenza non significativa. Occorre, quindi, chiedersi se la soluzione adottata al riguardo nel bilancio al 31 dicembre 2015 sia conforme all’art. 2424-bis comma 3 c.c., ai sensi del quale, “gli accantonamenti per rischi ed oneri sono destinati soltanto a coprire perdite o debiti di natura determinata, di esistenza certa o probabile, dei quali tuttavia alla chiusura dell’esercizio sono indeterminati o l’ammontare o la data di sopravvenienza”. Rispetto a una situazione come quella del caso di specie, di passività incerte, allora, è necessario distinguere tra quelle incerte ma possibili (per le quali non deve essere previsto alcun accantonamento) e quelle incerte ma probabili (per le quali deve essere previsto un adeguato accantonamento). Secondo la decisione in commento, dalla lettura della Nota integrativa nel suo complesso emerge in modo evidente come l’organo amministrativo di Alfa srl avesse valutato, ovviamente al momento della redazione del bilancio al 31 dicembre 2015, sia pure solo implicitamente, ma del tutto chiaramente, come possibile ma non probabile la sopravvenienza della passività in questione, facendo affidamento sulla fondatezza delle tesi sostenute da Alfa srl nella causa. Inoltre, a fronte di una previsione sull’esito di una causa che sicuramente si presentava incerto, occorreva prendere in adeguata considerazione, al fine di giudicare la correttezza dell’operato dell’organo amministrativo nella redazione del bilancio, anche la valutazione compiuta dagli organi di controllo (collegio sindacale e società di revisione), i quali avevano affrontato la questione e ritenuto corretta la non appostazione di alcun accantonamento. Non è possibile, poi, ritenere che la rappresentazione in bilancio di tali profili non sia chiara, precisa e corretta solo perché mancante di un’affermazione esplicita del rischio di soccombenza come possibile anziché probabile. Ciò in quanto, per tal via, si assumerebbe un erroneo atteggiamento “formalistico” superato dal fatto che la valutazione di possibilità e non di probabilità dell’avverarsi del rischio è comunque chiaramente desumibile da quanto esposto nella Nota integrativa; circostanza che rende del tutto superflua un’affermazione esplicita in tal senso.

4 ottobre 2021 / Maurizio MEOLI

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